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Prurito al cuoio capelluto e caduta dei capelli: esiste una correlazione tra i due fenomeni?

Il prurito al cuoio capelluto è molto fastidioso. Spesso è accompagnato da un bruciore intenso e dalla formazione di vere e proprie lesioni che, infettandosi, danno origine a pustole e antiestetiche desquamazioni. Il disturbo è una conseguenza di alcune patologie come psoriasi, eritemi oppure dermatite seborroica. Trascurare il problema potrebbe comportare l’assottigliamento delle fibre e il diradamento (alopecia). La caduta dei capelli correlata al prurito non è tuttavia una malattia, né una condizione irreversibile: con i rimedi appropriati è possibile tornare a sfoggiare una chioma sana e robusta.

Prurito al cuoio capelluto: come incide sulla caduta dei capelli

Il prurito al cuoio capelluto è spesso accompagnato da bruciore a livello locale, arrossamento, rash cutanei, pelle screpolata o pustole. Il disturbo, più o meno intenso, può essere causato da fattori di diversa natura: forfora grassa o secca, dermatite atopica, follicolite (infiammazione del follicolo pilifero causata da batteri presenti sulla cute), episodi traumatici dovuti prevalentemente a scottature solari, pediculosi, micosi, psoriasi o fenomeni allergici. Il prurito alla testa, quindi, è la diretta conseguenza di altre patologie che se trascurate, potrebbero comportare nel tempo la caduta dei capelli. L’eccessiva produzione di sebo, causata dall’iperattività delle ghiandole presenti nel cuoio capelluto, può essere in qualche modo correlata all’alopecia (non androgenetica). Di norma, la materia grassa e untuosa svolge una funzione protettiva e al tempo stesso impedisce la disidratazione del cuoio capelluto. La quantità incontrollata, oltre a provocare dolore e fastidio, può comportare il soffocamento dei bulbi piliferi che non nutrendosi in maniera adeguata rischiano di perdere vitalità, staccandosi dalla sede. Per impedire la caduta dei capelli è necessario intervenire sulla causa scatenante del prurito.

Rimedi contro il prurito al cuoio capelluto e la conseguente perdita dei capelli

Per ridurre l’ipersecrezione di sebo è importante agire in maniera tempestiva, riconoscendo il problema e trattandolo con rimedi adeguati. Nel caso della dermatite seborroica, ad esempio, è opportuno eseguire dei lavaggi di tipo farmacologico con prodotti mirati e consigliati dal medico. Shampoo e lozioni, in genere, sono a base di cortisone o possiedono principi anti-infiammatori. Per calmare il prurito meno importante è consigliabile l’uso di detergenti lenitivi e reidratanti, utili per ripristinare l’equilibrio idrolipidico dello scalpo. Un buon prodotto a base di ortica, aloe, rosmarino e lavanda contribuisce a ridurre i disturbi del cuoio capelluto grazie alla sua azione depurativa e tonificante. Inoltre, ai tradizionali trattamenti ad uso topico è possibile abbinare degli integratori alimentari specifici (in capsule o bustine) a base di sostanze derivanti dal mondo vegetale come bardana, rosmarino oppure tarassaco. In caso di secchezza della cute, si suggerisce di bere molta acqua e di ridurre al minimo i fattori di stress e nervosismo. Questi ultimi, infatti, sono tra i maggiori responsabili di un’alopecia temporanea, soprattutto tra le donne. Va comunque precisato che la caduta dei capelli derivata da psoriasi, eritemi e dermatiti ha effetti solo temporanei, mentre per quanto riguarda l’alopecia androgenetica, ovvero causata da fattori genetici e familiarità, non si può purtroppo sperare in una risoluzione. La perdita dei fusti è del tutto definitiva e la miniaturizzazione, in questo caso specifico, non dipende dall’eccesso di sebo ma ne rappresenta la causa. Non c’è da stupirsi se il cuoio capelluto appare visibilmente unto e lucido.